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In Italia, più che in Europa, manca il populismo della sinistra. Il M5S ci prova ma se non raggiunge il 40% ecco cosa succederà

Pubblicato da in Opinioni ·
Tags: populismoM5Selezioni


Dov'è quella sinistra, capace di parlare alle masse e di opporsi alle politiche dell’establishment?  Sparita! L’ideale europeistico, che è stato il più grande investimento delle classi dirigenti del continente, è risultato essere, fin dall'inizio, il più grande matrimonio di interessi tra potenti. L'Europa è servita soltanto alle grandi finanze mondiali e per farla digerire al popolino si è organizzata la più massiccia campagna di indottrinamento mai perseguita dalle élites: dai mielosi temi per gli alunni delle elementari al martellamento quotidiano di politici, giornalisti e mezzi di comunicazione di massa. L'Italia è lo Stato che più di ogni altro ha pagato l'incapacità e l'arroganza di quei governanti che hanno lavorato per condurci in questo malsano disegno europeista.
Qualcuno direbbe che con l'Unione Europea sono stati raggiunti risultati importanti come, per esempio, l’armonizzazione dei principi giuridici, l’abolizione della pena di morte, le grandi conquiste sul terreno dei diritti civili e individuali, che hanno rappresentato del resto la frontiera pressoché unica della sinistra occidentale, peccato che la conquista di questi obiettivi abbia fatto perdere di vista, in particolar modo ai governanti del nostro bel Paese, obiettivi molto più importanti come una politica sociale a sostegno delle famiglie, delle nascite e contro la povertà e la disuguaglianza. L'Italia ha pagato un prezzo altissimo con l'entrata in Europa, in pochi si sono arricchiti ma i più sono diventati poveri, come il ceto medio della popolazione italiana che, in questi ultimi anni, è andato quasi in estinzione.
E poi ci sono stati altri prezzi da pagare, quelli che hanno smantellato lo stato sociale in Italia: la cancellazione dell'Art. 18 e il blocco della perequazione delle pensioni in essere (Legge Fornero) che hanno portato, dato di questi giorni, un italiano su tre a rischio povertà. Ricordo ancora le parole di Romano Prodi quando portò l'Italia nell'euro: "Con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più". Complimenti a Prodi che oggi vanta pensioni e consulenze da capogiro.
L'acquiescenza della sinistra a questo disegno, la sua rinuncia ad opporsi e, in molti casi, la sua partecipazione attiva al processo di normalizzazione liberista, ha fatto sì che la bandiera della rivolta contro l’establishment in Italia sia stata brandita esclusivamente da un Movimento che negli ultimi anni ha rappresentato l'unica forza politica capace di parlare alle masse e di opporsi alle politiche dell’establishment, il Movimento 5 Stelle, passato dallo zero al trenta per cento e più di consenso elettorale nel giro di pochi anni.
Purtroppo il M5S è destinato a rimanere la più grande forza politica di opposizione perchè, anche se il suo programma va incontro alla massa e ai ceti più bassi, non raggiungerà mai quel 40% di voti che gli permetterebbe almeno di provare a chiedere la fiducia alle Camere sui suoi punti cardine del programma. Non trovare un punto di incontro con nessun'altra forza politica, neppure con la nascente "Liberi e Uguali" guidata da Grasso che avrebbe molti punti del programma uguali a quelli del M5S, significa che i vari Di Maio e Di Battista dovranno sempre gridare al ladro al ladro dai banchi dell'opposizione senza mai risolvere un problema agli italiani e alla fine, credo che anche i sostenitori più accaniti di questo movimento capiranno l'inutilità del voto dato ai 5 stelle, ci vorrà ancora un po di tempo, ma alla fine si stancheranno delle promesse che non vanno mai in porto, nonostante tutta la buona volontà e l'onestà dei portavoce grillini.


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