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Dopo 11 anni l'Istruzione raddoppia il ministero e anche le poltrone mentre il M5S perde consensi e valore all'interno del Governo

Pubblicato da in Dall'Italia ·
Tags: IstruzioneFioramontiDiMaioM5S

Luigi Di Maio, capo politico del M5S

Ma il M5S non era nato per tagliare le poltrone e gli sprechi della Casta? Ma com'è che da quando i grillini, con a capo Di Maio, sono entrati nella stanza dei bottoni si sono talmente affezionati alle poltrone del potere che oggi rischiano di diventare peggio di coloro che fino a ieri dichiaravano di combattere. Grazie a Di Maio che oggi, senza ascoltare più le proteste che arrivano dalla base del movimento e senza far caso alle numerose uscite di sostenitori e attivisti dalla piattaforma, va avanti per la sua strada verso il potere, quello stesso potere che lo ha trasformato e oggi lo rende prigioniero del sistema che lui voleva tanto distruggere. L'unico distrutto dal sistema politico italiano ed europeo è lui, oggi vittima delle prese di posizione del Pd e dello stesso Conte che pensa agli interessi dei poteri forti.
A nulla servono le dichiarazioni chiare dei Paragone e degli altri dissidenti, coerenti con la linea politica che aveva portato alla nascita del Movimento 5 Stelle, l'intento di Di Maio è solo quello di arrivare a fine legislatura e fare la bella vita a spese dei contribuenti italiani più a lungo che può, altro che difendere le fasce più deboli, la manovra appena approvata è sotto gli occhi di tutti: 3 euro al mese ai pensionati e 24 miliardi alla protezione dei ricchi perchè l'aumento dell'Iva avrebbe pesato soltanto su chi ha soldi da spendere e non sulle famiglie che guadagnano fino a duemila euro al mese che, al contrario, con la diminuzione dell'Irpef dei due scaglioni più bassi, attraverso l'utilizzo dei 24 miliardi di euro, avrebbero benificiato di aumenti reali di centinaia di euro nei loro stipendi o pensioni, soldi che avrebbero portato anche alla crescita dell'economia.
Le dimissioni del ministro Lorenzo Fioramonti (M5S) lo dimostrano, ma ancor più lo dimostrano le decisioni di Conte che, con il benestare di Di Maio, ha sdoppiato il ministero dell'Istruzione in due ministeri, con doppie poltrone e doppie spese a carico degli italiani, tra l'altro assegnando il ministero dell'Università e la Ricerca ad un tecnico vicino al Pd.




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