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Sapete qual'è il ponte più lungo d'Italia? Il prestito ponte ad Alitalia. Un ponte fatto di denaro buttato all'aria

Pubblicato da in Opinioni ·
Tags: prestitoAlitaliaesuberi



Piovono ancora soldi pubblici su Alitalia. Altro prestito ponte di 400 milioni di euro per farla volare qualche altro mese ancora, nella speranza che qualcuno la rilevi e si accolli le perdite, si perchè Alitalia, nonostante i suoi amministratori percepiscano fior fiore di milioni di euro, non produce utili, ma soltanto perdite.

Ma perchè Alitalia, seppure sia una grossa compagnia aerea ricca di velivoli e di rotte internazionali, non produce neanche un euro di utile? Semplice, basta aggirarsi in qualche aeroporto italiano, Fiumicino per esempio, per vedere quante persone girano a vuoto, o stanno seduti senza far nulla in una delle tantissime postazioni di check-in, sfoggiando una fiammante divisa verde della compagnia.



Vogliamo poi parlare degli undici amministratori delegati che, a partire dal 1974, hanno distrutto la compagnia e sono andati via invece che con un calcio nel sedere con una buonuscita milionaria?

Undici amministratori delegati dal 1974 ad oggi. E quasi tutti, nella storia recente di Alitalia, hanno contribuito a scavare la fossa dalla quale sembra che l'ex compagnia di bandiera non uscirà più. La lista dei capi che negli ultimi 33 anni hanno distrutto Alitalia l'ha fatta il quotidiano "Il Tempo" che nel 2017 in un suo articolo sulla compagnia, a proposito degli amministratori, ha scritto:

"Il primo è Umberto Nordio, che prese il timone nel 1974. Un momento difficilissimo per le compagnie aeree, a causa della crisi petrolifera che portò per la prima volta alle stelle il prezzo del carburante. E infatti, i primi tre anni a guida Nordio furono un autentico bagno di sangue, solo in parte contenuto dal ritorno ai profitti nel 1977 e nel 1978, gli ultimi suoi due anni da ad prima di diventare presidente (fino al 1986). Il bilancio dei suoi cinque anni è comunque negativo per quelli che in valuta attuale sarebbero 586 milioni di euro.
L'eredità positiva degli ultimi due anni con Nordio viene raccolta dai suoi due successori, Maurizio Maspes e Luciano Sartoretti, che si dividono la carica di CEO fino al 1988. Sono i veri e propri anni d'oro di Alitalia, con ben sette esercizi commerciali consecutivi chiusi in attivo, il grande sviluppo delle rotte a lungo raggio. Con loro, Alitalia diventa una vera compagnia globale, in grado di competere coi grandi dei cieli. Legati a Nordio, finiscono la loro corsa quando questi entra in contrasto con Romano Prodi, allora presidente dell'IRI. La loro gestione si chiude, complessivamente, con un attivo di 223 milioni di euro.
E' per desiderio di Prodi, scrive Il Tempo, che nell'88 al timone di Alitalia arriva Roberto Schisano, già vicepresidente del colosso tecnologico americano Texas Instrument. I suoi due anni nella cabina di comando della compagnia sono anni di grandi perdite e di errori strategici enormi, che avrebbero influito sul resto della storia dell'azienda: è alla sua gestione, infatti, che viene data grande importanza e grande sviluppo al mercato domestico, quello in cui Ryanair e Easyjet hanno letteralmente demolito la ex compagnia di bandiera. Gli anni di Schisano si chiudono nel '96 con un passivo che oggi sarebbe di 538 milioni di euro.
Gli succede Domenico Cempella, che dopo due anni riporta i conti in nero e promuove il progetto di fusione con KLM, poi non andato in porto. I suoi ultimi tre anni (se ne va nel febbraio 2001) sono chiusi in attivo, ma il quinquennio della sua guida porta comunque un risultato negativo per 680 milioni di euro.
Nel 2001 il governo Amato indica in Francesco Mengozzi il nuovo ad. Sono anni difficilissimi per il trasporto aereo a causa dell'11 settembre e delle successive guerre in Afghanistan e in Iraq. Alitalia reagisce ripiegandosi su se stessa: aerei e rotte di lungo raggio vengono subiscono tagli pesanti, una scelta anche questa che si sarebbe rivelata mortale per il futuro della compagnia aerea. Mengozzi resta per circa tre anni e per la prima volta Alitalia rischia il fallimento. Le perdite complessive della sua gestione sono pari a 1 miliardo 677 milioni di euro.
Impossibile fare peggio? No, perchè dopo arriva Giancarlo Cimoli. Noto per il risanamento di Ferrovie dello Stato, viene chiamato in Alitalia per fare lo stesso, ma le perdite della compagnia durante la sua gestione, tali da portare alla fine del vettore di Stato come si era sempre conosciuto: 2 miliardi e 465 milioni di rosso.
Con l'arrivo di Rocco Sabelli nel 2008 nasce Cai, grazie alla cordata dei "Capitani coraggiosi" voluti da Berlusconi per mantenere italiana la compagnia. I 327 milioni di perdite del primo anno si riducono via via fino al pareggio operativo raggiunto nel quarto trimestre del 2012. Lascia a febbraio 2013 a scadenza del mandato con un passivo complessivo di 564 milioni di euro.
Gli succede Andrea Ragnetti che dura un solo anno e fa malissimo, perdendo 280 milioni di euro in quel breve lasso di tempo. Arriviamo agli anni recenti, con Gabriele Del Torchio che prende il timone nel 2013 guidando la compagnia nella lunga ed estenuante trattativa con Etihad che si conclude nell'agosto 2014. L'anno si chiude comunque con un passivo di 569 milioni di euro, per un totale di 1 miliardo 149 milioni di euro di rosso nei suoi due anni da ad.
La nuova Alitalia-Etihad porta in cabina di comando un nuovo ad: Silvano Cassano, che lascia dopo soli 9 mesi per mai precisati "motivi personali". Il passivo si riduce: dai 569 milioni del 2013 ai 199 milioni del 2015.
L'ultimo della lista, in attesa ora della nomina del commissario, è l'uomo di Etihad Cramer Ball, che entra in carica a Marzo 2016 Da vent'anni nel mondo dell'aviazione, il 48enne australiano si pone come obiettivo l'integrazione del network con quello di Etihad, una nuova immagine della compagnia e il ritorno all'utile nel 2017. Missione fallita: nell'ultimo anno il passivo resta pesante: 400 milioni. Il resto, è cronaca degli ultimi mesi..."

Dal 2017, Alitalia è amministrata da commissari straordinari nominati dalla politica, ma la situazione non è cambiata anzi le perdite sono cresciute così come anche i premi di buonuscita ai commissari che hanno abbandonato la nave per incapacità...




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