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Europee 2019: i grillini scappano da "Gigino". Il M5S dimezza il consenso rispetto alle politiche e viene sorpassato dal Pd

Pubblicato da in Opinioni ·
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Luigi Di Maio al seggio

Movimento Cinque Stelle superato dal Partito Democratico di Zingaretti alle elezioni europee 2019. Il Pd non solo lo sorpassa ma lo distanzia di quasi 6 punti percentuali, il M5S non va infatti oltre il 17% mentre il Pd arriva al 22,69%. La Lega di Salvini, invece, sfonda ogni previsione superando il 34% dei consensi.
Quello che stupisce della sconfitta del M5S è che siamo quasi a mezzogiorno e ancora nessuno del M5S ha voluto rilasciare una benché dichiarazione sul risultato di questa tornata elettorale  dalla quale Di Maio, in primis, ne esce con le ossa rotte.
Il responso delle urne appare molto chiaro agli occhi di tutti: Di Maio ha sbagliato l'approccio con gli elettori, tutta la campagna elettorale basata sulle accuse alla Lega e al sottosegretario Siri, ha fatto percepire agli elettori del M5S che evidentemente la dirigenza pentastellata non avesse idee politiche concretizzabili e sostenibili da portare avanti, per il bene degli italiani.
Non è più sufficiente dire che queste sono le europee e non le politiche nazionali, la batosta c'è stata ed è pure evidente, perché fa seguito alle altre batoste prese alle ultime regionali. La colpa non è degli elettori che son tornati a votare il Pd come nulla fosse successo negli ultimi anni, e neppure della stampa che certamente gode delle disgrazie del Movimento, la colpa, a mio avviso, è della mancanza di una personalità forte a capo del Movimento, come potrebbe essere invece quella di Alessandro Di Battista, che certamente non si farebbe passare una mosca sotto il naso e quindi sarebbe un duro competitore di Salvini, oltre che un osso duro da digerire per il Pd.
Si dimetterà Di Maio da capo politico del M5S? Ma non solo, dovranno cambiare alcune regole all'interno del movimento pentastellato, come la fissa per i due anni di mandato. Non è possibile che le personalità forti e capaci debbano lasciare il loro posto dopo due mandati a gente nuova, inesperta e molto spesso incapace.




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