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Sutera, la città ricca di storia

Cose da vedere nella città di Sutera in provincia di Caltanissetta
Sutera è un piccolo comune della provincia di Caltanissetta con poco più di 1.400 abitanti. Una cittadina ricca di storia e di profumi del timo e del rosmarino, due piante di cui è ricco il territorio. Il nome deriva probabilmente da Sotéra, accusativo di Sotér, "salvatore", in riferimento al baluardo difensivo rappresentato dal monte e dalle fortificazioni di epoca bizantina, oppure da Sotéira, "colei che salva", attribuito alla dea Artemide.
Nelle grotte e negli anfratti formati dai fenomeni carsici si è mossa qui la civiltà sicana. Negli ipogei restano tracce dei monaci basiliani. Gli arabi hanno fondato il loro villaggio tra gli spuntoni di roccia, ammonticchiando i dammusi sotto la rupe gessosa del monte, dall'alto del quale nei giorni limpidi lo sguardo si posa sull'Etna e sul mare di Agrigento.
Tra i vicoli in pietra lavica e calcarea del quartiere Rabato, tra i suoi cortili arabi, le crepe delle vecchie case di gesso e gli orti incolti dove fioriscono i pistacchi, il passato rivive come in un'antica Palestina.
A Sutera, nelle luci tremanti della sera, la casbah si confonde con il presepe, che nei giorni di Natale s'incarna nei figuranti e nelle tradizioni locali, riportando il paese indietro di cento e più anni, alle sue radici contadine. Nel buio, le piccole case in pietrame di gesso e malta luccicano come cristalli, per le caratteristiche chimiche del composto: l'isolamento e l'emigrazione hanno custodito qui, nella Valle dei Platani, uno dei luoghi più belli della Sicilia.
Sutera è un collare di case di pietra intorno alla rupe gessosa del Monte San Paolino che domina la Valle del fiume Platani. Per visitare il borgo possiamo iniziare dal belvedere di piazza Sant'Agata, dove impone la propria solida volumetria la quattrocentesca Chiesa di Sant'Agata, in contrasto con l'ottocentesco Municipio. Nell'interno a tre navate si aprezzano la splendida statua in marmo quattrocentesca della Madonna delle Grazie e la tela della Madonna degli Innocenti di Mariano Rossi (metà XVIII secolo) nella cappella del Sacramento.
Piazza Carmine è chiusa dalla quinta prospettica della Chiesa di Santa Maria Santissima del Carmelo, originaria del 1185, ma ricostruita nel 1934-36. Alla sua destra, il piccolo convento del 1664 ristrutturato di recente è sede del Museo della civiltà contadina. Nel candido interno a tre navate, la Madonna del Soccorso è il capolavoro marmoreo del carrarese Bartolomeo Berrettaro: la statua fu scolpita nel 1503 per committenza della famiglia Salamone, i cui sarcofagi ornano la cappella a destra del coro.


Proseguendo per via del Carmine si giunge al Rabato, il quartiere all'estremità del paese fondato dagli Arabi intorno all'860 d.C. Il Rabat, termine che sta per "sobborgo", era un insieme di case dalle mura di gesso abbarbicate le une alle altre, stretti vicoli, ripide scalinate, bagli e terrazzi. Dal modello arabo è derivata la casa contadina siciliana a un solo piano, il dammuso. Sulla moschea edificata intorno all'875, il barone Giovanni Charamonte nel 1370 ha innalzato la compatta massa della Chiesa di Santa Maria Assunta, ristrutturata nel 1585 e dotata di un elegante portale rinascimentale e di una fonte battesimale marmorea del 1495.


I piaceri del Borgo di Sutera
Dolce tradizionale del borgo sono li virciddata, mandorle fallamasa, buonissime, mentre il piatto tipico è il maccu di fave. L'olio di oliva e i formaggi formano l'economia del paesino, insieme al turismo che, negli ultimi anni, è cresciuto tantissimo.
Nel periodo natalizio, il presepe vivente attira tantissimi turisti: il Rabato, illuminato da torce e falò, è il teatro naturale, con le sue antiche case e le viuzze strette, di un allestimento con 150 attori che fanno rivivere i mestieri della civiltà contadina d'inizio '900, tra nenie, cantastorie e degustazioni di cibi.


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