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L'informazione in Italia? La sua indipendenza è ai minimi storici ed in netto peggioramento. Dove stanno le fake news?

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Ma davvero pensate che le fake news girino soltanto sui social? La gestione della pandemia da parte della politica e dei media non ha insegnato nulla?

Viaggiando nei social networks, dove milioni di persone ogni giorno scrivono la qualunque cosa, dai loro amori ai loro rancori, dall'amicizia con l'immigrato all'odio per il compagno di banco interista, dal primo bacio al loro cagnolino alla foto nuda dell'ex, è facile scoprire gli umori che circolano nel Paese.
I commenti nei post che parlano di politica, poi, sono quelli che, più degli altri, indicano quanto la gente apprenda e assimili dai media, ed è questo il ruolo che, negli ultimi anni, si è prefissa di assumere l'informazione in Italia: manipolare le menti.

Frugando tra i commenti che circolano in rete, infatti, è facile imbattersi nelle stesse frasi sentite qualche ora prima in qualche salotto televisivo, o pronunciate nell'ultima edizione di qualche telegiornale, o scritte su qualche quotidiano di partito, sempre a difesa di quello che è diventato, non un modo di governare un Paese ma, un sistema clientelare fatto solamente di interessi privati, di favori agli amici oltre che di continui conflitti d'interessi che ormai sembrano non interessare a nessuno, un sistema che fa comodo allo stesso apparato della comunicazione, purtroppo.

E' da questi semplici e spesso insignificanti commenti che capisci la funzione dei media in Italia: sanno condurti con la manina ad apprezzare ciò che loro apprezzano e ad odiare quello che loro odiano convincendoti, allo stesso tempo, della loro pluralità d'informazione. In Italia, a mio parere, mancano i due principi fondamentali su cui dovrebbe basarsi l'informazione: la qualità dell'informazione e la sua indipendenza.

Siamo sicuri, a proposito della qualità, che chi scrive su un argomento, anche se solamente per opinionismo, come sempre più spesso capita, sia ben informato su quell'argomento? Siamo sicuri che abbia fatto un serio sforzo di approfondimento? A sentire certi opinionisti, ma anche certi giornalisti, io penso proprio di no. E' facile, infatti, imbattersi in opinionisti, ritenuti e pagati come di prestigio, sempre in giro da una trasmissione all'altra, da un salotto all'altro, per parlare ora delle leggendarie vittorie della Juventus (guardacaso la propria squadra) e qualche minuto più tardi, in qualche trasmissione politica, per attaccare tutto ciò che non è di sinistra come lui, lei, loro? Ecco penso che sforzarsi costa fatica, dispendio di energie, e alla fine basta dire quello che gli si chiede di dire in trasmissione e la loro popolarità è garantita.

E vogliamo parlare dell'indipendenza dell'informazione? Anche questo mi sembra un aspetto che, in Italia, ha molte lacune. E' vero che l'informazione ha i suoi costi ma ci chiediamo chi paga questi costi? Chi mette le mani in tasca per far fronte a questi costi, in genere, pensa anche ad un ritorno che spesso si traduce in propaganda per la propria immagine o per la propria attività, ma allora come potrebbe esserci professionalità nell'informazione se vanno perseguiti gli interessi dell'editore, del padrone o degli esponenti politici che occupano il consiglio d'amministrazione? La soluzione sarebbe un'informazione senza costi ma è un'utopia solo a pensarlo, anche se la rete potrebbe dare una mano in tal senso, ma gli interessi che girano, oggi, nella comunicazione sono stratosferici, impossibile pensare di affidarci a volontari e libertà in rete, impossibili da manovrare.

Sarà difficile che l'informazione, in Italia, possa cambiare in meglio. L'indipendenza dell'informazione in Italia è ai minimi storici, ma a nessuno sembra interessare. Personalmente auspico che gli italiani smettano di commentare con le stesse frasi che sentono quotidianamente nei salotti televisivi, che facciano invece lo sforzo di documentarsi su quanto sentito in modo da farsi un'idea propria sull'argomento. Povera Italia!



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