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Benvenuti nel piccolo borgo di Ferla

La città di Ferla
Il comune di Ferla appartiene alla provincia di Siracusa e, con i suoi appena 2500 abitanti, è uno dei borghi più piccoli ma più belli d'Italia. Un paese piccolo ma ricco di cultura, arte e folclore, capace di far innamorare moltissimi tra i suoi visitatori. Ferla è annoverata tra i "Borghi più belli d'Italia" anche per le sue origini piuttosto antiche. Alcune tracce di una necropoli e di diverse costruzioni rupestri, infatti, dimostrano che il territorio di Ferla fu abitato sin dall'ottavo secolo a.C., prima della colonizzazione greca.

Il nome: Ferula è il nome latino dato al luogo dagli abitanti di Piazza Armerina che vi emigrarono in età normanna. All'origine c'è forse la presenza di alberelli di ferula communis, un arbusto noto nei Monti Iblei come finocchiaccio.

Il paesino si è sviluppato nel corso del Medioevo, intorno ad una piccola fortezza e alle chiese di San Giacomo e di San Sebastiano che ne rappresentavano il fulcro, purtroppo, nel 1693, il terribile terremoto del Val di Noto distrusse buona parte del borgo tanto che gli abitanti decisero di ricostruire il centro abitato più a nord. Oggi è possibile trovare alcuni resti di quel borgo medievale nel cosiddetto quartiere delle Carceri Vecchie, dove si può ammirare l'architettura tipica di quell'epoca nelle stradine strette rimaste.

Nell'impianto urbanistico a forma di croce della ricostruzione settecentesca post terremoto, risplendono soprattutto le chiese, una più bella dell'altra, poste su un percorso, la "Via Sacra", che è un ininterrotto scenario barocco. E, tutt'intorno, gli ulivi, i carrubi, i mandorli, le vigne e i muretti a secco della campagna iblea iscritti dal 2018 nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO.
Il percorso sacro coincide con la via Vittorio Emanuele, lungo la quale si trovano i cinque principali edifici religiosi. La prima chiesa che s'incontra nella parte meridionale della strada è quella del Carmine dedicata a Santa Maria del Carmelo. La facciata settecentesca, in conci squadrati di pietra da taglio bianca, presenta due diversi ordini architettonici, dorico e ionico. Proseguendo si arriva alla Chiesa di San Sebastiano, la più grande del paese. Eretta da Michelangelo Di Giacomo nel 1741, presenta un impianto a tre navate con otto cappelle. La navata centrale ha un altare di legno con bassorilievi vivacizzato da specchietti colorati. La grande tela di Giuseppe Crestadoro del 1789 rappresenta il Martirio di San Sebastiano. Magnifico è il gruppo scultoreo della facciata raffigurante anch'esso il Martirio di San Sebastiano, opera di Michelangelo Di Giacomo ed emblema prezioso della statuaria del barocco ibleo.
L'incontro successivo è quello con la Chiesa Madre, che reca sul portale l'esemplare più antico dello stemma comunale (1763 circa). Anche qui il prospetto è costituito da due ordini architettonici e l'apparato decorativo interno è ricco di stucchi e sculture. La chiesa seguente, quella di Sant'Antonio, è la più bella, grazie alla flessuosa facciata barocca costituita da tre corpi concavi, di cui i due laterali sormontati da torri campanarie (quella di sinistra è crollata durante il terremoto del 1908). L'interno è uno spazio dinamico e inedito per le architetture coeve dell'altopiano ibleo. L'impianto a croce greca (ogni asse della croce doveva misurare 33 metri, gli anni di Cristo alla morte) è coronato da una cupola ottagonale affrescata con il Trionfo di Sant'Antonio del Crestadoro. Interessanti sono anche le quattordici sculture  a stucco delle Virtù cardinali e teologali. Risalendo lungo la via Garibaldi, si raggiunge la Chiesa di Santa Maria,l'ultima del percorso sacro, che è stata convento nel XV secolo, poi scuola e carcere, e merita una sosta per la presenza di un crocifisso ligneo di Frate Umile da Petralia del 1633.

Molte sono anche le feste religiose che si celebrano a Ferla ogni anno, espressioni del folclore locale di un paesino che non rinuncia alle sue tradizioni arcaiche pur nella sua modernità. Particolare importanza riveste anche la Sagra del tartufo nero di Ferla, dedicata ad una delle eccellenze di questo territorio.




La Basilica di San Sebastiano a Ferla
La Basilica di San Sebastiano è la più grande del paese. Costruita nel 1481, fu distrutta dal terribile terremoto del 1693 ma venne completamente ricostruita. L'interno della chiesa è a tre navate e conserva reliquie di San Giovanni Battista, di San Sebastiano, di Santa Lucia e di Santo Stefano. La facciata esterna è impreziosita dall'apparato plastico, realizzato tra il 1734 e il 1741, dal maestro Michelangelo Di Giacomo, raffigurante il Santo affiancato da due soldati e due mori che reggono le volte dell'architrave.
Ferla, la "porta" di Pantalica - Cosa vedere a Ferla
Cicloturismo, escursioni naturalistiche a Pantalica e nella Valle dell’Anapo. Ferla è anche la “porta” di Pantalica, dista soltanto 11 km dalla necropoli rocciosa che, insieme con la città di Siracusa, è dal 2005 "Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO". Oltre al paesaggio naturalistico che ha pochi eguali al mondo, a Pantalica si possono visitare il “Palazzo del Principe”, o Anaktoron, l’unico edificio megalitico di tipo miceneo, costruito con grossi blocchi di pietra, rimasto in Sicilia, il villaggio bizantino di San Micidario, le necropoli sparse lungo la collina, ma poi si può scendere in fondo alla valle, dove le fresche acque del torrente Calcinara scorrono incassate tra le alte pareti del canyon, uno spettacolo da non perdere. © Foto di Giuseppe Cianci per abcsicilia.com
Ferla, il borgo tra i borghi più belli d'Italia - Gli eventi
Celebrazioni della Settimana Santa:
il giovedì santo, visita ai sepurcuri, gli altari allestiti nelle chiese con fiori e grano germogliato in ricordo dell’Ultima Cena, e processione del “Cristo alla colonna” (u Signuri a canna) in ricordo della flagellazione; il venerdì santo, processione pomeridiana del Cristo crocifisso accompagnato dall’Addolorata e processione serale della Madonna, ricoperta da un manto nero, alla ricerca del figlio perduto; in tarda serata, suggestiva fiaccolata (sciaccariata) per accompagnare Gesù Risorto lungo la via Sacra fino al convento dei Cappuccini; la domenica di Pasqua, a mezzogiorno, celebra u Scontru, l’incontro tra le statue della Madre e del figlio Risorto, culminante nella caduta del manto nero della Madonna in segno di gioia.

Festa del Tartufo Nero di Ferla,
18-19 luglio.

Festa di San Sebastiano,
20 luglio: istituita nel 1642 da Papa Urbano VIII, la festa del patrono inizia a mezzogiorno con l’uscita, dalla chiesa a lui intitolata, della statua in legno d’arancio del 1530 portata in processione per le vie del paese dai Nudi, così chiamati per la veste bianca con fascia rossa in ricordo delle ferite del martire.

Cardacia,
agosto: è la versione estiva del carnevale siciliano con balli, carri allegorici e gruppi mascherati.

Lithos,
fine agosto – inizio settembre: la scalinata del convento dei Cappuccini ospita una rassegna nazionale di musica popolare, acustica e contemporanea.

FerlaCometa,
periodo natalizio: accensione della più grande stella cometa di Sicilia, realizzata da maestri artigiani locali, e allestimento di presepi, di cui uno vivente.
Cosa mangiare a Ferla, cosa vedere a Ferla e dintorni
I piaceri del borgo, cosa mangiare a Ferla:
Specialità di Ferla sono
-  la focaccia casereccia ripiena di bietole selvatiche, pomodorini essiccati e tocchetti di salsiccia di suino apprezzata in tutta la regione;
- le cassatinepasquali ripiene di ricotta dolce e cannella;
- le sfingi, zeppole fritte nell'olio e condite con miele o zucchero, che accompagnano la festa di novembre di San Martino.

Cosa vedere a Ferla:
- Ferla ha nel sottosuolo e nelle grotte tutto un rigoglio di preesistenze arcaiche e complessi rupestri che vanno dai greci alle prime comunità cristiane, dai bizantini ai longobardi e ai normanni passando forse per gli arabi. Da tale aggrovigliato sistema di abitazioni-grotta, vicoli e stradine, è nato il borgo normanno poi distrutto dal sisma del 1693;
- Gli altari allestiti nelle chiese con fiori e grano germogliato,le processioni che rievocano la flagellazione, lo strazio dell'Addolorata e il vagare della Madonna ricoperta di un manto nero alla ricerca del figlio perduto, la fiaccolata che accompagna il Cristo risorto e il suo incontro con la Madre: i riti della Settimana Santa sono un'occasione d'incontro con la cultura siciliana;
- Oltre agli edifici religiosi, in via Umberto si trovano alcuni edifici civili in cui lo stile barocco è integrato dal gusto liberty di inizio Novecento. Alla fine di via Vittorio Emanuele si ha invece un esempio di "nuova frontiera" architettonica nell'edificio che comprende l'ecostazione e la Casa dell'Acqua. In via Garibaldi si nota infine il fastoso balcone barocco di Palazzo Mirabella, sede del Museo Parrocchiale.

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